"È impossibile non comunicare, anche se decidessimo volontariamente di non avere alcuno scambio di informazioni con il mondo che ci sta intorno, comunicheremmo la nostra volontà di non comunicare". È in poche parole ciò che Paul Watzlawick, uno dei più grandi esperti di comunicazione del nostro tempo annota nel suo libro "Pragmatica della comunicazione umana". Con la comunicazione si apre una relazione e con la comunicazione si sviluppa. E qual è la comunicazione più immediata se non l’immagine?! Da sempre l’immagine come forma di comunicazione artistica ha accompagnato l’uomo nella sua evoluzione sociale, culturale, tecnologica e spirituale. La forma e il colore, il segno e l’espressione, la luce e l’ombra, il pieno e il vuoto, sono molto di più di ciò che rappresentano, sono gli elementi di un linguaggio vero e proprio, una forma di comunicazione complessa e sottile. Per l’uomo l’immagine è una delle esperienze più importanti, e oggi più che mai la nostra vita sociale è alimentata, immersa, addirittura bombardata d’immagini. Tuttavia l’immagine è apparenza, illusione, in fondo, solo un riflesso della realtà, o almeno, di quella realtà che possiamo percepire attraverso i sensi e la nostra esperienza. Nella sua funzione più stretta, possiamo definire l’immagine la rappresentazione di un modello della realtà. E come una qualsiasi foto è l’istantanea di "ciò che è raffigurabile" di un momento di vita, che sia esso spontaneo o costruito, così la foto in primo piano di una persona, ad esempio, spaventata, non ci dice il motivo per cui essa è spaventata, ma può lasciare spazio a chi guarda di fantasticare e cercare così di ricostruire, con la fantasia, quella parte di realtà che manca. E quanti più elementi sono aggiunti alla foto, tanto più ricco appare il modello, e tanto meno spazio è lasciato a chi guarda. |